La Notte dei senza dimora
La Notte dei senza dimora INDIGNATA!
Siamo indignati, ma indignarsi non basta. Il cambiamento non arriverà da sè. La Notte dei senza dimora in Piazza Santo Stefano a Milano il 15 ottobre sarà vicina agli indignati di tutto il mondo!
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Il 17 ottobre è la giornata mondiale di lotta alla povertà e da 12 anni Insieme nelle Terre di mezzo onlus la celebra chiedendo che tutti i cittadini abbiano la possibilità di soddisfare i propri bisogni primari: nutrirsi e avere una casa. Dedicando così la Notte dei senza dimora a tutti coloro che vivono in strada.

Quest'anno la Notte dei senza dimora a Milano si celebrerà il 15 ottobre in concomitanza con la mobilitazione mondiale degli indignati, a Roma tanti cittadini e cittadine marceranno con tende e sacchi a pelo per chiedere che il sistema mondiale che crea molti poveri e indebitati e pochi ricchi venga cambiato per una maggiore uguaglianza.

Anche noi a Milano saremo indignati e saremo in Piazza Santo Stefano con il nostro sacco a pelo per questo, perchè il sistema malato che crea disuguaglianza e povertà deve finire, perchè tutti hanno diritto a nutrirsi, ad avere una casa, un lavoro, hanno diritto allo studio e ad una vita dignitosa.

Il 15 ottobre 2011 i cittadini e le cittadine di tutto il mondo scenderanno in piazza per contrastare la dittatura finanziaria che da decenni governa le nostre vite e che ora, in piena crisi economica, attacca i diritti fondamentali, dal lavoro allo studio all'autodeterminazione del territorio, in nome della stabilità finanziaria e del pareggio di bilancio. Il 99% della popolazione mondiale non acconsente più ad essere esautorata nel processo 'democratico' da una piccola lobby di banchieri, miliardari, manager, broker che hanno causato la crisi e che oggi la utilizzano come strumento per accrescere il divario tra ricchi e poveri e per mantenere intatte le proprie rendite di posizione a scapito dello stato sociale.

Il 15 ottobre a Milano per la Notte dei senza dimora saremo in piazza anche noi indignati e vicini ai cittadini e alle cittadine che manifesteranno in tutto il mondo!

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"Siamo indignati, ma indignarsi non basta. Il cambiamento non arriverà da sé. Ce l'hanno insegnato le vicende degli scorsi mesi. Noi non ci limitiamo a indignarci, ma intendiamo darci da fare. Abbiamo in mente un mondo migliore"

Noi siamo indignati. Siamo indignati contro i governi europei, che stretti tra la crisi e le politiche liberiste e monetariste imposte dalla Bce e dall'Fmi, accettano di essere esautorati delle funzioni democratiche per diventare semplici amministratori dei tagli della spesa sociale, delle privatizzazioni, della precarizzazione del mondo del lavoro e della costruzione di opere faraoniche, incuranti dell'ambiente e delle popolazioni. Siamo indignati perché le classi dirigenti continuano a proporci l'austerity per le popolazioni, mentre le rendite

e i privilegi della finanza, dei grandi possidenti e della politica rimangono intonse, quando non crescono.

Siamo indignati in particolare contro il governo italiano, che ha deciso di rispondere alla crisi con una manovra i cui contenuti cambiano di ora in ora ma i cui pilastri restano sempre gli stessi: taglio ai servizi, privatizzazioni, attacco ai diritti dei lavoratori. Siamo indignati perché il governo ha deciso di abolire per decreto il diritto del lavoro, permettendo alle aziende di derogare ed eludere contratti e leggi, compreso l'art.18 dello Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori, proseguendo sulla strada della cancellazione della libertà e della democrazia nei luoghi di lavoro 

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Siamo indignati perché in questo modo si elimina la democrazia nei luoghi del lavoro e si estende a tutti i lavoratori

il ricatto della precarietà, e della clandestinità per i migranti, con cui negli ultimi due decenni si sono livellati verso il basso i diritti e le condizioni di vita di migliaia di giovani, esclusi dal sistema di welfare e da ogni orizzonte di emancipazione.

Siamo indignati perché poco più di 2 mesi fa abbiamo votato, insieme alla maggioranza assoluta del popolo italiano, per la ripubblicizzazione dell'acqua e per le energie rinnovabili, e ora vediamo il nostro governo riproporre esattamente le vecchie ricette basate sulla svendita dei beni e su un modello di sviluppo energivoro. Siamo indignati perché si potrebbe fare altro; perché vorremmo uscire dalla crisi attraverso un grande processo di innovazione, attraverso la costruzione di un nuovo modello di sviluppo che colga la sfida della riconversione ecologica dell'economia e di uno sviluppo sociale partecipato, basato sulla centralità dei saperi e dell'innovazione.

Invece il nostro governo continua a impoverire la scuola pubblica, l'università e la ricerca, ignorando i milioni di studenti, dottorandi, precari, ricercatori che si sono mobilitati negli scorsi mesi e preferendo ascoltare la voce delle rendite baronali e dei profitti aziendali

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Siamo indignati perché i governi europei inseguono il dogma del pareggio di bilancio, cercando di far quadrare i conti della finanza, appesi come sono ai giudizi delle agenzie di rating o dei mercati di borsa, invece di fare i conti con le esigenze e i bisogni dei loro cittadini. Siamo indignati perché in questo modo non abbiamo più una reale sovranità democratica 

, che è affidata alle stesse élite finanziarie transnazionali che prima hanno generato la crisi, poi hanno chiesto di essere salvate dagli stati e ora vorrebbero far pagare il conto a noi, giustificando con lo stato di necessità dichiarato della crisi la privatizzazione della vita delle persone e della natura. Siamo indignati perché vediamo il serio rischio che a una vera alternativa al governo di Berlusconi e della Lega, si tenti di sostituire un'alternanza, fatta delle stesse politiche con maggioranze diverse, perché tutto cambi senza che in realtà nulla cambi.

E allora sappiamo che siamo indignati, ma indignarsi non basta. Il cambiamento non arriverà da sé. Ce l'hanno insegnato le vicende degli scorsi mesi: le grande battaglie per i saperi, le lotte dei lavoratori in difesa del contratto nazionale, i diritti e i beni comuni in Italia, le rivolte del Mediterraneo, ora la crescita di un sentimento di ribellione contro le manovre finanziarie

insostenibili e tutto ciò che ci viene propinato in nome della crisi. Noi non ci limitiamo a indignarci, ma intendiamo darci da fare. Abbiamo in mente un mondo migliore del loro, e siamo pronti a mobilitarci per realizzarlo.

Costruire tutti insieme una grande mobilitazione contro le politiche di austerity significa immaginare e proporre per il nostro paese e per l'Europa un nuovo modello di sviluppo basato sulla democrazia reale, la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale.

 

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