Visite guidate alla città nascosta
Donna, immigrata e imprenditrice: storie di un tris da record
Alla scoperta della prima visita guidata del ciclo "Milano: razza di città!"
  • [ 0 commenti ]

Passeggiare nei dintorni di viale Monza ed esplorare luoghi e volti della Milano meno nota, scoprire quanto sia fuori luogo lo stereotipo dell'immigrato "diverso" ai margini della società, in un mondo dove l'immigrazione è protagonista della crescita economica e culturale del Paese di destinazione. E' stato un percorso ricco di sorprese quello che sabato 30 aprile l'associazione Insieme nelle Terre di mezzo ha riservato ai visitatori che hanno partecipato al primo appuntamento del ciclo "Milano: razza di città!", tutto dedicato alle attività e alle storie di imprenditrici donne immigrate. Ad accompagnare la visita, introducendo dati, informazioni e curiosità sull'imprenditoria straniera (Milano è prima per numero di imprese etniche, circa 40mila), Daimareli Quintero, sindacalista Cisl di professione formatrice e orientatrice che è in prima persona un esempio di integrazione, Cuba-Italia.

Prima tappa della visita la libreria Iman di via Varanini, la prima libreria islamica in Italia: "Iman", il cui significato è "Fede", è un omaggio al nome scelto da una ragazza italiana convertita all'Islam e scomparsa in giovane età. Come racconta Fatima, che lo gestisce insieme alla figlia, «Il negozio è nato da un'esigenza di conoscere da parte del territorio ed oggi è diventato punto di riferimento per chi cerca testi sull'Islam in arabo, italiano, francese (sono circa 80 le copie del Corano che vengono vendute ogni mese)»; variegata la clientela, costituita non solo da immigrati arabi ed africani ma anche da studiosi in cerca di libri "di nicchia" difficilmente reperibili altrove, oltre ai curiosi attirati dagli abiti arabeggianti che sono il secondo prodotto del negozio. Fatima, in Italia da trent'anni, è stata presidente dell'Associazione Donne Musulmane d'Italia e ha testimoniato anche le difficoltà delle immigrate a inserirsi nella società e nel mondo del lavoro, in particolare soffermandosi sulle seconde generazioni, ormai nate e cresciute in Italia ma che rischiano di essere considerate "straniere" sia qui sia nel Paese di origine; non dimentica però gli esempi di accoglienza sperimentati in prima persona, quando, appena arrivata dall'Algeria in Italia, è stata accolta come una figlia da una famiglia vicentina.

All'insegna della famiglia anche il secondo incontro del pomeriggio, con le mamme del nido famiglia "Hogar del nino" in via Pimentel: sono sei i bimbi accolti nei locali dell'asilo, piccolo ma accogliente e coloratissimo, che si affaccia su un bel giardino condiviso con "La Madia", progetto della cooperativa Comin, e si trova qui da novembre dell'anno scorso. «Il nido è una delle tante attività portate avanti dall'associazione "Misericordia" - spiega Carmen - che abbiamo fondato perché, consapevoli di tutto il bene che abbiamo ricevuto, volevamo impegnarci anche noi a dare qualcosa alle altre persone: oltre ai bambini ci occupiamo di aiutare le famiglie attraverso incontri e sostegno concreto». I piccoli ospiti, infatti, sono tutti figli di mamme immigrate da Paesi del Latinoamerica, che si sono trovate di fronte al dilemma del dover trovare un lavoro e allo stesso tempo una sistemazione per i propri piccoli, spesso non avendo diritto - o mezzi economici - per accedere ai posti previsti dalle graduatorie del Comune. Qui trovano un ambiente familiare, con due educatrici (Silvia e Caterina) e tante mamme volontarie, e una retta di gran lunga inferiore a quella dei nidi privati e comunali, in cambio spesso danno una mano nell'asilo. Le difficoltà, soprattutto all'inizio, non sono mancate: «Dopo aver ottenuto tutti i permessi dal Comune, a dieci giorni dall'apertura - racconta Maya, ricordando l'esordio del nido a febbraio 2009 - la persona che ci avrebbe fornito i locali si è tirata indietro, e ci siamo trovate senza un posto. E' stato un momento molto difficile, siamo stati ospitati per un po' nell'appartamento di una mamma: la mattina lo addobbavamo a misura di bambino, alla sera ritornava ad essere una casa». Pochi soldi e tanta buona volontà per le "pazze", come, ridendo, a volte si definiscono le mamme dell'Hogar, che, come emerge dalle parole di Carmen, hanno le idee ben chiare: «Noi abbiamo deciso di impegnarci perché vogliamo essere parte di questa società, non restarne ai margini».

 

Articolo di Fabiana Spozio (volontaria di Insieme nelle Terre di mezzo onlus)

Foto di Alberto Barenghi e Lisamaria Bigoni (volontari di Insieme nelle Terre di mezzo onlus)

  • [ 0 commenti ]
Per inserire un commento registrati o effettua il login in alto a destra
0 commenti

Eventi
Rubriche