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Referendum 12-13 giugno: perchè difendere l'acqua bene comune
Cosa accadrebbe se privatizzassero un bene comune come l'acqua?
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Rubinetti - l'ultima invenzione del business o la socializzazione dei fallimenti delle banche e delle multinazionali ?

Durante un incontro organizzato da Insieme nelle Terre di mezzo si è parlato di gestione dell'acqua.

La gestione dei beni comuni come l'acqua, gli ecosistemi, la città, i servizi sanitari, il sapere, il pianeta, sono una questione centrale del XXI secolo, in termini gestionali ma sopratutto di equità sociale. Acqua, terra, cibo, e popolazioni, sono valori essenziali per la sopravivenza dell'uomo. La loro qualità è determinata dalla gestione nel loro insieme come un ecosistema, e non come prodotti di mercato suscettibili all'andamento delle speculazioni della borsa.

Nel mondo 1 miliardo e mezzo di persone non hanno acqua potabile e questo ci fa riflettere sull'importanza della gestione di un bene così prezioso e indispensabile per la vita ma soprattutto un bene che non è risorsa infinita.

In seguito all'approvazione della legge sulla privatizzazione dell'acqua in Italia, gli enti locali dovranno privatizzare gran parte della gestione delle risorse idriche, che saranno affidate a società private scelte con gara, da società miste (pubblico- private), o senza gara dalle cosiddette inhouse, società a totale capitale pubblico.

Il provvedimento è in controtendenza con i paesi scandinavi dove la gestione è totalmente affidata ad enti locali. Ma anche con Germania e Francia che stanno tornando alla gestione pubblica dopo anni di gestione privata con impatto sul rialzo dei prezzi, e una pessima gestione della qualità. Il Belgio ha emanato una legge per cui tutti i rubinetti vengono gestiti da Spa «in house», ovvero tutto il pacchetto azionario è in mano ai Comuni. In Galles il servizio è gestito completamente da un ente non profit. Mentre in Svizzera l'acqua e le reti idriche sono monopolio di Stato non suscettibile a privatizzazioni.

Allungando lo sguardo fuori dal Vecchio Continente, nella patria del neoliberismo, della Banca Mondiale e FMI, la gestione delle reti idriche locali resta in mano ai Municipi. Mentre in America latina è in atto un grande laboratorio sui beni comuni. In Uruguay, Bolivia (da notare che in COCHABAMBA l'aprile dell'anno scorso si è festeggiato il decimo anniversario della guerra per l'aqua), Ecuador e ora in Cile i parlamenti stanno cercando di cambiare le Costituzioni per affermare tali principi. Da ricordare che in Cile la privatizzazione è avvenuta con l'arrivo di Pinochet.

Ritornando in Italia ad Arezzo, uno dei primi Comuni a privatizzare le municipalizzate, il Consiglio di amministrazione lamenta che in 4 anni c'è stato un aumento del 21% del prezzo e gli investimenti della Nuove acque sono molto bassi rispetto agli introiti.

A Ceccano, provincia di Frosinone, è in corso un processo contro bollette gonfiate e raggiri da parte della società che gestisce il servizio idrico: parte lesa i cittadini. A Latina, la cessione alla multinazionale Veolia ha portato all'aumento delle tariffe del 300%. In Sicilia e in Calabria a guidare la privatizzazione ci pensa la criminalità organizzata.

Non possiamo non notare che la rinuncia all'acquisizione di un "sapere pubblico" sulla gestione dell'acqua determina, la sempre maggiore dipendenza dagli industriali privati, il cosidetto "know how" ottenibilie solo da soggetti privati. In questo modo la privatizzazione - esempio lampante quello di Arezzo, dove prima della privatizzazione il servizio era impeccabile - arricchisce le grandi aziende private e impoverisce le amministrazioni pubbliche.

Qualcuno dice che pagheremo meno, perché le s.p.a. hanno gestioni efficienti, sono competittive e non sprecano. Ma nel momento in cui un bene diventa merce, diventa anche un capitale investibile da cui bisogna trarre profitti. Come sappiamo, i criteri di valutazione delle aziende sono: fatturato, utile operativo e margine operativo. Dopo di chè ci sono gli azionisti. Una società per azioni deve far fruire agli azionisti le stabilite percentuali e farà di tutto per arrivare a questi obiettivi, lasciando in secondo piano altri obiettivi. E così, troppo spesso, concetti importanti come la competitività si traducono con lavoro flessibile (precario) di basso costo, materie prime di basso costo, organico e servizi ridotti all'osso, riduzione di controlli e revisioni, e certificazioni sempre in fase di ampliamento (che significa non attuate e quindi fuori norma).

Per non divagare troppo, vorrei ricordare il caso di Lehman Brothrers e le altre banche fallite e salvate con i soldi pubblici. La Royal Bank of Scotland è oggi controllata all'84% dallo Stato dopo la perdita di 33 miliardi di euro. Il fallimento e il ri-acquisto lo hanno pagano i contribuenti, ecco perché è costato molto di più, perché il processo è stato: privatizzare, salvare con soldi pubblici e ri-acquaistare, il tutto con soldi pubblici .

Gli avvenimenti degli ultimi anni, la crisi, il modo in cui la stiamo affrontando e le conseguenze che tutto questo ha comportato nelle nostre vite e nei nostri luoghi, ci deve fare riflettere sull' importanza della partecipazione della cittadinanza in merito a temi come acqua.

Anche perché chi ci garantisce che col l'acqua non succederà quello che è successo con le banche?

Il 12 e 13 giugno si vota per i referendum, due dei quesiti referendari riguardano la privatizzazione dell'acqua, per maggiori informazioni clicca qui

 

Articolo di Manjola Pepa (volontaria di Insieme nelle Terre di mezzo onlus)




 

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